arte&co.
15 settembre, 2016
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Durante l’ultimo weekend veneziano non potevo non visitare con Serena la bellissima mostra di Sigmar Polke ospitata dalla Fondazione Pinault a Palazzo Grassi. L’esposizione si sviluppa su tutti e tre i livelli del palazzo e raccoglie dipinti, sculture, fotografie e film con oltre 90 opere dell’artista, uno straordinario viaggio nell’arte degli anni Sessanta del Novecento al 2000!

 

 

La mostra è una retrospettiva con un percorso a ritroso e già nell’atrio si può ammirare un ciclo pittorico recente intitolato Axial Age realizzato tra il 2005 e il 2007, presentato già alla 52esima Biennale di Venezia del 2007 e in altre mostre importanti. Il titolo fa riferimento al “periodo assiale” teorizzato dal filosofo Karl Jaspers. Le sette tele racchiudono molti dei codici di Polke: la passione per la sperimentazione alchemica, l’utilizzo della tela traslucida per cui si ha una percezione diversa della stessa opera se la si osserva di fronte oppure dal retro, l’estrazione di frammenti di realtà, la contrapposizione alle convenzioni pittoriche trasformando il fare pittura in un atto tanto filosofico quanto concreto e immerso nel presente.

 

 

 

L’artista

Sigmar Polke è nato nel 1941 a Slesia, lascia la Germania dell’est nel 1953 per andare in Germania dell’ovest.
Conosce Gerhard Richter e Konrad Lueg con i quali, influenzati dal gruppo Fluxus, costituiscono un gruppo con un’arte fortemente caratterizzata dall’aspetto politico ma che corrisponde a una risposta europea alla Pop Art americana. Questo rimando all’arte pop è evidente nei primi lavori che hanno come soggetto gli oggetti simbolo del miracolo economico tedesco, in critica al capitalismo, che vengono rappresentati ingranditi come fossero estratti da un giornale di attualità: il retino grafico si dilata e Polke realizza il pattern dipingendolo a pennello, a mano sulla tela, trasformano un frammento di quotidianità in un elemento astratto.

 

 

Gli anni ’70 sono stati per l’artista anni di evoluzione personale grazie a viaggi in tutto il mondo, soprattutto in Australia e in Oriente. Gli anni ’80 rappresentano invece un momento di grande sperimentazione artistica: affascinato dalle ricerche degli artisti suoi contemporanei e dalle potenzialità dei materiali innovativi, si cimenta nella combinazione di pigmenti, composti chimici e solventi producendo un’arte alchemica ricca di matericità, riflessi e sorprendenti effetti. Le resine, gli smalti, gli acidi e le colle diventano gli strumenti consapevoli per superare i limiti pittorici convenzionali.
Polke muore nel 2010 a Colonia e dopo le recenti retrospettive al MOMA di New York, alla Tate Modern di Londra e al Museum Ludwig di Colonia, anche Venezia, città con la quale ha sempre avuto un legame, gli rende omaggio.
 
 

La Biennale di Venezia e l’alchimia

Nel 1986 Sigmar Polke vinse il Leone d’Oro durante la 42esima Biennale di Venezia trasformando con una complessa installazione il padiglione della Repubblica Federale di Germania in un vero e proprio laboratorio alchemico. Pareti e pavimenti furono dipinti con colorante di cloruro di cobalto che cambiò colore a seconda dell’umidità nell’atmosfera durante tutta l’esposizione, un cristallo di rocca e un meteorite collocati al centro del padiglione rappresentavano le materie minerali alle quali vengono attribuiti poteri magici ed esoterici contribuendo al fluire delle vibrazioni energetiche, dipinti su tela realizzati con lacche, foglie d’argento, pigmenti puri e alterati con processi fotochimici completavano l’installazione dal titolo Athanor.
La ricerca di Polke è sempre stata mirata all’intridere il presente di alchimia sfidando la materia alla ricerca di un equilibrio tra chimica e arte, trovando un potenza comunicativa che, attraverso la trasmutazione materica e la metamorfosi delle forme, entra in una dimensione politica diventando critica sociale. L’artista utilizzò colori fuori commercio come il verde velenoso o a base di arsenico e riscoprì colori naturali come la porpora l’indaco o il lapislazzulo mescolandoli a resine o smalti arrivando ad una estrema sofisticazione nella gestione delle cotture dei preparati.

 

 

Sigmar Polke è stato un artista poliedrico e inesauribile, un divoratore di realtà, splendido mago dell’immaginario. Dalla politica alla fiaba, dal circo al cosmo, un viaggio tra i colori e la materia. Camaleontico e visionario ha caratterizzato l’arte europea del secondo Novecento con le sue continue sperimentazioni: nelle diverse direzioni della sua ricerca è però sempre rintracciabile la coerenza artistica di un grande maestro interpretando magistralmente la capacità di cambiare registro e soggetti con coscienza e ironia.

 

 
 
 

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15 settembre, 2016

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