arte&co.
10 febbraio, 2017
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Domenica scorsa insieme a Serena sono tornato alla Fondazione Prada per vedere gli ultimi allestimenti. La struttura è davvero affascinante, ammiro molto il lavoro di recupero eseguito dallo studio di Rem Koolhaas che ha trasformato un’ex distilleria in uno spazio straordinario per l’arte contemporanea. Materiali innovativi e soluzioni originali hanno riqualificato una zona restituendola alla città e ancora fervono i lavori nella torre.
Ma tornando agli allestimenti…
 

Allestimento permanente di Thomas Demand

Un artista che solitamente realizza complesse creazioni in cartone modellato che dopo essere fotografate vengono distrutte. Demand infatti considera come sue opere effettive le fotografie e non il soggetto fotografato, l’installazione è soltanto il mezzo. La creazione di questa grotta ha impegnato l’artista per circa due anni ed è formata da cartoni “scolpiti” attraverso un programma 3D riproducendo l’immagine di una cartolina che ritrae le famose Grotte del Drago di Maiorca.
 
 
FOTOANDREA
 

Mostra temporanea di William Copley

La più grande retrospettiva dedicata finora all’artista conosciuto per il suo sarcasmo e la pittura provocatoria. William N. Copley invade parte della Fondazione Prada e la mostra si sviluppa su due piani con oltre centocinquanta opere. Al primo piano le opere dell’artista sono messe a confronto con le opere della sua collezione personale e sono rimasto affascinato da un Magritte davvero unico con una figura femminile scomposta! Al piano terra si snodano diversi ambienti con una suddivisione tematica delle opere.
 
 
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Mostra temporanea dei coniugi Edward Kienholz e Nancy Reddin Kienholz a cura di Germano Celant, titolo Five Car Stud

In assoluto quella che mi è piaciuta di più!

Il titolo deriva dall’installazione che conclude il percorso della mostra nel deposito della galleria sud. L’opera fu creata da tra il 1969 e il 1972 ed è considerata una delle più significative di Edward Kienholz, tanto controversa che per quasi quarant’anni è stata ‘dimenticata’ nel deposito di un collezionista giapponese. Esposta a Documenta a Kassel nel 1972 suscitò grande clamore ed ora è stata restaurata ed esposta in diversi musei pubblici, per la prima volta in Italia in Fondazione Prada. è una ricostruzione in scala reale di una scena di violenza razziale davvero scioccante. L’ambiente è immersivo e ci si trova in uno spazio buio illuminato solo dai fari di alcune auto parcheggiate con una musica inquietante che riecheggia da un’autoradio…davvero un’esperienza.
 
 
FOTO2
 
È sempre piacevole passare una domenica nell’arte che, soprattutto quella contemporanea, fornisce occasioni di riflessioni profonde. E poi, in uno spazio così bello come Fondazione Prada, si respira davvero un’atmosfera internazionale!
Ciao a tutti

 
 
 

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10 febbraio, 2017

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