arte&co.
31 luglio, 2017
0

“Treasures from the Wreck of the Unbelievable”
Fino al 3 dicembre 2017

 
La prima grande mostra di opere inedite dell’artista inglese Damien Hirst in Italia si intitola “Treasures from the Wreck of the Unbelievable” (Tesori dal Naufragio dell’Incredibile) ed è allestita lungo i 5.000 mq di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, le due sedi veneziane della collezione di Francois Pinault (che prima d’ora non erano mai state dedicate a un singolo autore).
Non vedevo l’ora di potervi raccontare di questa mostra, perché si tratta di un progetto colossale e ambizioso, che ha richiesto all’artista dieci anni di gestazione e ben quattro interi mesi di allestimento in loco. E costi di produzione milionari! Eccezionale nelle dimensioni e nei propositi, il percorso espositivo è strutturato come quello di un museo archeologico, e racconta la storia dell’antico naufragio della grande nave ‘Unbelievable’ (Apistos il nome originale in greco antico) e ne espone il prezioso carico riscoperto: l’imponente collezione appartenuta allo schiavo liberato Cif Amotan II.
 
 

 
 
La testimonianza della storia e dei ritrovamenti è descritta in maniera didattica e multimediale, con coerenza e dovizia di particolari. Il visitatore torna bambino, e come fosse in gita scolastica scopre un universo in cui realtà e fantasia si fanno indistinguibili.
 
 

 
 
Ma se consideriamo che la nave dei tesori, tradotta in italiano, si chiamerebbe “Incredibile”, e l’anagramma di Cif Amotan II è “I am fiction” (ovvero: io sono finzione)… non restano molti dubbi sulla straordinaria operazione di inventiva e persuasione che il provocatorio Hirst ha messo in moto per migliaia di visitatori!
 
 

 
 
L’artista imbastisce una gigantesca, meravigliosa “fake news” che narra di schiavi, divinità e ori, pietre preziose, avventure e sete di potere.
Le opere esposte variano moltissimo, per dimensioni, materiali e soggetti: spaziano dal verosimile all’anacronistico, dove l’Antico Egitto si ibrida con la leggenda, la statuaria classica con la street art, la religione con il fumetto. Ci troviamo di fronte a Buddha e Mickey Mouse, faraoni con il volto del cantante Pharrel e giganteschi mostri marini che ricordano creature da luna park…
 
 

 
 
Una mostra opulenta e giocosa con la quale Damien Hirst riesce ancora una volta a far parlare di sè, a farsi odiare o amare senza mezze misure, in cui è particolarmente interessante il collegamento tra lo schiavo liberato che diventa un ricco collezionista, e lui stesso, artista povero cresciuto a Bristol, diventato famosissimo grazie all’arte e agli eccessi del suo mercato.
 
 

 
 
 
Damien Hirst nasce nel 1965 a Bristol, cresce a Leeds e dal 1986 al 1989 studia belle arti al Goldsmith College di Londra. Durante il suo secondo anno, Damien Hirst lavora all’organizzazione e alla curatela di “Freeze”, una mostra collettiva nota per essere stata il trampolino di lancio non solo per Hirst stesso, ma per un’intera generazione di giovani artisti britannici, gli YBA. Attualmente Damien Hirst vive e lavora tra Londra e Gloucester. Nel 1995 vince il prestigioso Turner Prize.
Dalla fine degli anni ‘80, Damien Hirst realizza una vasta serie di installazioni, sculture, dipinti e disegni con il fine di esplorare le complesse relazioni tra arte, bellezza, religione, scienza, vita e morte. Con i suoi lavori – tra cui l’iconico squalo in formaldeide “The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living” (1991) e “For the Love of God” (2007), calco in platino di un teschio tempestato di 8.601 purissimi diamanti – Damien Hirst sfida le certezze del mondo contemporaneo, esaminando tutte le incertezze insite nella natura dell’uomo.

 
 
 

arte&co.
31 luglio, 2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*